CONFERENZA “Gli Etruschi a La Rotta: l’Archeologia nel Comune di Figline e Incisa Valdarno “

 

 locandina_conferenza

“ Gli Etruschi a La Rotta: l’ Archeologia nei Comuni di Figline e Incisa Valdarno”

7 Novembre 2014
Palazzo Pretorio – Figline e Incisa Valdarno (FI )

Nella suggestiva cornice di Palazzo Pretorio con il Patrocinio del Comune di Figline ed Incisa Valdarno, la preziosa collaborazione del Lyons Club e della Soprintendenza per i beni archeologici della Toscana, si è svolta il giorno 7 del mese di Novembre 2014 la Conferenza  “ Gli etruschi a La Rotta. L’Archeologia nei Comuni di Figline e Incisa Valdarno “. Alla coincisa introduzione della Presidente dell’Archeo Club Valdarno Superiore Silvia Pianigiani hanno fatto seguito gli interventi del Sindaco Giulia Mugnai e dell’Assessore alla Cultura Mattia Chiosi ( foto1 ).

Archeo Club

Foto.1 Sala Sarri, Palazzo Pretorio Figline e Incisa Valdarno. Dott. Luca Fedeli, Dott. Fabrizio Fabbrini, Assessore Mattia Chiosi, Pianigiani Silvia.,Dott. Pierluigi Giroldini.,Dott.ssa Giuseppina C. Cianferoni.

 Il Sindaco, dopo aver portato i saluti dell’Amministrazione comunale ai partecipanti, ha indicato come obbiettivo prioritario della nuova Amministrazione la valorizzazione degli importanti risultati ottenuti dagli scavi archeologici  de La Rotta impegnandosi all’ampliamento della sede attuale dell’Archeo Club, presupposto essenziale alle attività di catalogazione e restauro e nella auspicata prospettiva di una futura musealizzazione locale dei reperti.  L’Assessore alla Cultura Chiosi ha sottolineato come le recenti scoperte gettino nuova e inedita luce sulla storia di un territorio i cui tratti di crocevia di popoli e culture e non di mera periferia rispetto a Firenze si stagliano, grazie allo scavo de La Rotta, sempre più nitidamente. I due giovani esponenti dell’amministrazione Comunale hanno posto entrambi l’accento sulla necessaria sinergia da mettere in atto con la Soprintendenza e l’associazionismo rappresentato dall’Archeo Club e dai Lyons club affinchè, tra i diversi piani istituzionali, sia garantita un’opportuna attività di coordinamento e informazione suggerendo inoltre che all’appuntamento di Palazzo Pretorio si attribuisca carattere di continuità e di periodica occasione di confronto. La conferenza è entrata poi nella materia viva dello scavo archeologico in atto e delle sue promettenti prospettive con gli interventi dei Funzionari archeologi della Soprintendenza per i beni archeologici della Toscana, Dott.ssa Giuseppina C. Cianferoni, Dott. Luca Fedeli e Dott. Pierluigi Giroldini.  Il primo intervento , dal titolo “ Archeologia e Territorio tra Firenze e Valdarno Superiore “ è stato discusso dalla Dott. Cianferoni  che ha iniziato il suo intervento sottolineando i grandi passi avanti compiuti dalle ricerche sul territorio, che finalmente stanno cominciando a definire più nel dettaglio il quadro archeologico di quest’area, poco conosciuto fino a non molto tempo fa. Essendosi occupata per molto tempo del Chianti, nel suo intervento, ha offerto una breve panoramica sull’evoluzione archeologica del Valdarno Superiore mantenendo, comunque, un occhio di riguardo per quello che contemporaneamente succedeva nel territorio vicino.Come spiegato dalla dottoressa Cianferoni, il Valdarno Superiore deve la particolare conformazione al suo passato di lago pleistocenico (2,58 milioni di anni fa e 11.700 anni fa). Questo, ancora oggi, risulta essere un bacino chiuso e delimitato a nord/est dal Massiccio del Pratomagno e a sud/ovest dai modesti Monti del Chianti, che già in periodo etrusco rappresentavano un’importante via di comunicazione tra le principali città della costa tirrenica (come Volterra e Populonia) e Fiesole. Parallelamente a questa via montana vi era quella di pianura che doveva attraversare anche il Valdarno Superiore. Per entrambe queste vie di comunicazione sono state trovate testimonianze di frequentazioni fin dall’epoca preistorica, mentre per le epoche successive è stata notata una differenza di sfruttamento del territorio. Per il periodo etrusco, infatti, la maggior parte dei ritrovamenti archeologici sono attestati nell’area del Chianti, mentre per quello ellenistico e romano è stato riscontrato un numero maggiore di rinvenimenti nell’area del Valdarno. Gli etruschi prediligevano gli insediamenti posizionati sulle vie di crinale, tagliando fuori la pianura, per poter raggiungere i grandi centri nevralgici, come ad esempio Fiesole o Volterra. A questo periodo appartengono numerose attestazioni archeologiche disseminate sui territori di Figline, Bucine, Gaiole e Castelnuovo Berardenga, per le quali è stata offerta una sequenza di immagini. Durante il successivo periodo ellenistico si avverte un netto cambio di rotta e il numero di siti archeologici e di segnalazioni aumenta spostandosi verso il Pratomagno e nella zona della valle dell’Arno mentre diminuisce per l’area del Chianti.È però nel pieno periodo romano che le testimonianze dimostrano una diffusione capillare di insediamenti anche sul territorio pianeggiante. In questo momento cambiarono le direttrici viarie in seguito alla perdita di importanza delle grandi città etrusche. I romani cercarono e svilupparono le vie più brevi per attraversare i territori e raggiungere così tutte le aree del vasto impero. Nel territorio del Valdarno vennero costruite ben due vie consolari: la Cassia Vetus, che correva sulla riva destra dell’Arno, girando intorno al massiccio dei Monti del Chianti e che si presume riprendesse l’antico tracciato etrusco, e la Cassia Adrianea, passante sulla sponda sinistra del fiume e realizzata sotto l’imperatore Adriano (76-138 d.C.) per collegare direttamente Roma a Firenze, diventata adesso centro nevralgico nei rapporti tra la capitale ed il nord dell’impero. Questo a discapito della vicina Fiesole che venne progressivamente emarginata e ridotta a città satellite fino al periodo longobardo. Questa breve panoramica archeologica si è conclusa con l’invito a proseguire la fruttuosa collaborazione tra istituzioni e Archeo Club per future attività archeologiche da realizzare in Valdarno, con l’obiettivo di continuare a comprendere e definire meglio l’evoluzione di quest’area.

Il secondo intervento, dal titolo “ I primi dieci anni di ricerche archeologiche della Soprintendenza per i beni Archeologici della Toscana in località La Rotta “è stato discusso dal Dott. Fedeli memoria storica della ricerca a Figline Valdarno. I primi ritrovamenti gli furono segnalati alla fine degli scorsi anni Novanta dai sig.ri Mirko Bonechi e Sauro Brogi di Figline Valdarno fondatori dell’ Archeo Club Valdarno Superiore: il materiale da loro rinvenuto proveniva dal pianoro de la Rotta ed era costituito da materiali ceramici e coroplastici scivolati nel sottostante declivio, posto a valle della Strada Regionale del Valdarno. Nonostante lo stato di conservazione fosse estremamente frammentario le evidenze erano molto significative. Nel 2000 iniziarono le prime indagini archeologiche da parte della Soprintendenza : la stratigrafia che emergeva era da subito complessa e spesso di difficile lettura a causa delle numerosi erosioni prodotte da eventi alluvionali e dal contatto con i livelli superiori sconvolti da arature anche recenti. Le campagne di scavo sotto la direzione scientifica del Dott. Fedeli a La Rotta sono state complessivamente sei, svoltesi dal 2000 al 2008 e sono sempre state realizzate con l’indispensabile contributo operativo volontario dei soci dell’Archeo Club Valdarno Superiore e resi possibili di volta in volta da contributi dell’Amministrazione Comunale di Figline Valdarno, dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze, della Coop, della Regione Toscana e del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Tutti i saggi effettuati si mantennero nel settore sud-orientale del Podere rivelando una complessa stratigrafia che da una fase arcaica arrivava a quella classica , dall’epoca ellenistica all’età romana.

Nel 2000-2001 la fotointerpretazione e ricerche georesistivometriche avevano suggerito l’esistenza di un abitato del VII sec. a.c. caratterizzato da strutture a pianta ellissoidale e sub circolari.Indagini geomagnetiche effettuate nel 2002 hanno condotto a localizzare l’area in cui tentare le indagini degli anni successivi, suggerendovi l’esistenza di un complesso caratterizzato da strutture murarie disposte ortogonalmente: l’area in questione, indagata nel 2004, ha restituito un complesso edile organizzato in strutture ortogonali, dalla pianta quadrata dotato di un ingresso sul lato sud e resti pavimentali e battuto. Questa fase romana del sito appartenente al periodo tardo Repubblicano, risultò essere stata impostata su precedenti livelli insediativi che avevano a loro volta sigillato resti di un edificio tardo arcaico della metà del V sec. a.c. ( cronologia desunta da frammenti di ceramica attica a figure rosse rinvenute). A tale fase vanno riferiti un crollo di embrici di grandi proporzioni, presente nel settore occidentale, e i resti di due strutture murarie fra sé perpendicolari, elevate con ciottoli o laterizi con probabile alzato in pisè. I resti tardo arcaici furono riferiti ad un edificio in materiale deperibile di forma ellittica, probabilmente una capanna, come fa pensare la presenza di una buca di palo, edificata su un terrapieno di argilla concotta. Profonde lesioni dovute ad episodi alluvionali avevano impedito una lettura certa ed univoca dei livelli stratigrafici.

Aver concentrato le ultime indagini nella parte ovest , più a monte del Podere potrà far luce sui dubbi di interpretazione che la parte occidentale con le innumerevoli erosioni che l’ hanno colpita non ha potuto chiarire.

 “ La Rotta: dati nuovi, problemi nuovi “. Con questo titolo il Dott. Pierluigi Giroldini,subentrato come responsabile scientifico del territorio Valdarnese circa tre anni fa, ha cercato di spiegare i primi risultati delle ultime campagne di scavo del 2013 e del 2014 a La Rotta. Interrotto dal 2008 , dopo quasi cinque anni di silenzio, è stato riaperto grazie al contributo del Lions Club International Distretto 108 LA-Toscana ed organizzato in due campagne di scavo. Gli interventi di questi ultimi anni fin dall’inizio, si sono posti degli obiettivi ambiziosi: da una parte cercare di definire alcune delle problematiche rimaste senza risposta negli anni scorsi, dall’altra spostare l’area di indagine – rispetto alle precedenti campagne – per cercare di ampliare il fronte delle ricerche ma in contiguità topografica rispetto a queste. L’obbiettivo era quello di verificare l’estensione del deposito antropico e capire così l’ampiezza del sito e l’individuazione di strutture pre-ellenistiche,  fino ad ora molto labili ed in pessimo stato di conservazione  quindi di difficile interpretazione.  I materiali a noi pervenuteci ,anche se molto frammentari , per materia e per tecnica hanno regalato informazioni molto importanti : ad esempio molteplici negli anni sono stati i ritrovamenti di lastre architettoniche decorate che spaziano cronologicamente dalla metà del VII sec. a.c. fino al V sec. a.c., le più recenti con molta probabilità appartenevano alla decorazione del tetto di un edificio sacro mentre le più antiche sono risultate compatibili con esemplari rinvenuti a Murlo e Poggio Buco, per cui appartenenti a realtà palaziali importanti indice della presenza di un piccolo potentato locale.

 

I materiali davano informazioni ben precise ma ancora non era avvenuto un riscontro sul campo per quanto riguardava strutture alle quali potevano essere afferenti. Le indagini di questi due anni hanno fornito qualche risposta ad alcuni di questi quesiti e portato nuovi dati da interpretare.  Fin da subito la situazione è apparsa molto complessa ma, allo stesso tempo, estremamente interessante: infatti, a conferma delle precedenti interpretazioni, nella parte occidentale dell’area di scavo, sono state rinvenute due fornaci , due apprestamenti estremamente poveri e malridotti dato che le stratigrafie antiche in posto erano a stretto contatto con i livelli moderni sconvolti dalle arature. Le strutture di cui rimangono tracce labili, sono testimonianza della presenza di attività pirotecnologiche sul sito. Le fornaci appartengono alla tipologia priva del piano forato nelle quali veniva posto il materiale direttamente a contatto con il combustibile ,una struttura che per natura prevede un altissimo numero di manufatti cotti male, ipercotti o con difetti di cottura proprio perché in mancanza del piano forato per almeno alcuni vasi non c’è uniformità nell’esposizione al fuoco. Non a caso il simbolo di queste due campagne di scavo è uno scarico di materiali rinvenuto verso valle, di notevoli dimensioni caratterizzato principalmente da ceramica comune da mensa ed in numero minore da laterizi, frammenti di ceramica attica a figure rosse e di bucchero, importanti per la datazione. Il materiale che lo componeva presentava difetti di cottura,ed anche se i dati di scavi non lo mettono in relazione con le due fornaci non vuol dire che non esistano altre strutture produttive che al momento non sono state individuate e indagate.

Già dalle prime fasi della campagna di scavo del 2013 emergeva una struttura muraria rimasta per più tempo da scavare perché più antica delle fornaci ; risultata avere una certa potenza è caratterizzata da un andamento Nord-Est / Sud-Ovest ed al momento è caratterizzata da quattro o cinque assise con una larghezza di circa un metro. Nella parte più a valle dello scavo proprio a ridosso della vecchia area è stato rinvenuto uno strato di tegole e frammenti di terrecotte architettoniche, interpretato come accumulo intenzionale. Dal 2000 ad oggi sono stati rinvenuti un numero consistente di lastre che molto probabilmente decoravano un edificio importante. Confronti con altre realtà limitrofe, es. Impruneta, concretizza l’ipotesi che a La Rotta, almeno nel V sec. a.c. ci fosse stato un edificio sacro dipendente da una volontà politica , sicuramente Fiesole, che sul sito in un momento storico ben preciso come centro dominante ha voluto  valorizzare alcune aree sacre del territorio con una azione di monumentalizzazione . La Rotta forse considerato luogo di confine con la città-stato Arezzo fu marcata con questa area sacra.I due elementi che sembrano venir fuori in modo prepotente sono la presenza di un edificio templare da una parte e le attività produttive dall’altra. Inoltre sarebbe fondamentale individuare le strutture murarie precedenti al V sec. a.c. per dare consistenza ai materiali rinvenuti più antichi come le lastre architettoniche della metà del VII sec a.c..

Le domande a cui rispondere sono ancora molte, ma, per il momento, oltre ad aver riattivato uno scavo fermo da oltre cinque anni, l’intervento si configura come un ottimo esempio di collaborazione tra Ente Pubblico (Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana) ed associazioni di volontariato (Lions Club International e Archeo Club Valdarno Superiore) per la ricerca, lo studio la tutela e la valorizzazione di una zona importante della Toscana centrale, in un’area dove, al momento, la presenza etrusca era ben poco documentata.

Paola Piani
Silvia Pianigiani
Spartaco Sottili
Archeo Club Valdarno Superiore